A mezzogiorno l’antico rito della ‘Madonna che corre’ in piazza D’Albenzio

Da il 20 Aprile, 2019

Edizione centouno per ‘La Madonna che corre’ o ‘L’Abbandunate’.  La Sacra Rappresentazione è ambientata nel centro storico di Spoltore, in piazza D’Albenzio,  e viene ripetuta puntualmente, ogni anno, il giorno di Pasqua alle ore 12.
Maria Maddalena corre per dare l’annuncio gioioso della Resurrezione del Cristo, ma la madre, vestita di nero, non crede alla notizia. Solo al terzo tentativo, sorpresa dal sentimento di speranza, si avvia verso il centro della scena seguita da San Giovanni e Maria Maddalena. E’ il momento più atteso dalla folla dei fedeli: il figlio risorto va ad incontrare la madre che lascia cadere il manto nero, indossato in segno di lutto, per scoprire la splendida veste bianca e i suoi boccoli e gioire per il figlio ritrovato
E’ la rappresentazione del trionfo della vita sulla morte,
entrata di diritto nelle tradizioni religiose e culturali della città di Spoltore.  Un preciso rituale rimasto inalterato sin dagli albori; i percorsi dei cortei che accompagnano le statue sono quelli che dalle antiche porte paesane convergono nell’antica piazza del paese.

La Madonna che corre, conosciuta anche con il nome de L’Abbandonata, come dicevamo, è un’antichissima tradizione,  quasi centenaria. Ma secondo altre fonti, la tradizione sarebbe ancora più antica: addirittura ci sarebbero tracce già nel ‘700. Quel che è certo, è che dal 1918 l’organizzazione della Sacra Rappresentazione è curata dalla casata De Amicis. Da tre generazioni i discendenti di questa famiglia si tramandano da padre in figlio la tradizione di portare sulle spalle le statue. Da un decennio la manifestazione è una delle mete preferite  dai turisti religiosi e non solo.

Un altro appuntamento della tradizione spoltorese sarà però ad aprire questa domenica di Pasqua. Dalle otto in piazza Di Marzio andrà in scena Lù scucchje. Gioco della tradizione popolare che si effettua con le uova sode che vengono preparate e realizzate nei giorni precedenti. Dopo essere state cotte si lasciano raffreddare e successivamente vengono colorate. Il gioco consiste nel colpire con il proprio uovo sodo, i due estremi di quelli dell’avversario di turno. Risulterà vincitore l’uovo che non subisce lesioni, mentre quello rotto finirà nella cesta del vincitore. Sconfitto il primo avversario, si prosegue con altri sfidanti, e così via.

Il vincitore della “gara” sarà chi riuscirà ad avere più uova nel proprio cesto. Nel pomeriggio tutti i partecipanti si ritroveranno davanti la chiesa del Convento, dove riunite tutte le uova in un bottino unico si consumeranno in un banchetto collettivo, aperto a tutti naturalmente

Costantino Spina

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