Delitto Neri avvolto nel mistero. Intanto rispunta la pista della droga

Da il 3 novembre, 2018

A otto mesi dalla scoperta del cadavere di Alessandro Neri, barbaramente freddato con due colpi di pistola il 5 marzo 2018 nei pressi del torrente di Fosso Vallelunga, al confine tra Pescara e San Giovanni Teatino, è uscito un articolo di giornale che sostiene la pista del delitto maturato per un debito di droga. Secondo quanto riportato dalla giornalista Simona De Leonardis, nella cronaca del quotidiano ‘Il Centro’, il 27enne di Villa Raspa si sarebbe – IL CONDIZIONALE E’ D’OBBLIGO – fatto garante del pagamento di una partita di hashish. E, sempre secondo quanto riportato nell’articolo pubblicato sabato 3 novembre, Alessandro Neri detto ‘Nerino’ sarebbe stato ucciso forse proprio a causa del mancato pagamento dello stupefacente ma per errore: cioè, al termine di quel litigio scoppiato, appunto, per sanare la questione della droga acquistata da qualche amico della giovane con origini venezuelane. Qualcuno, quindi, che non è conosciuto dagli investigatori ma che, si ipotizza nello scritto della giornalista, per intimidirlo, avrebbe tirato fuori una pistola. Ma il ragazzo, a detta di chi lo conosceva bene, non era tipo da spaventarsi neppure davanti ad un’arma da fuoco e così, dopo un colpo partito forse per errore, durante quelle fasi concitate ipotizzate, l’assassino o gli assassini, fornitori della droga in questione o esecutori materiali dei primi chissà, avrebbero pensato di finirlo con un colpo alla testa per avere il silenzio… Insomma, una ipotesi raccontata già altre volte da quando è venuta alla luce la scoperta di questo orrendo delitto ma che finora ha prodotto zero indagati. Il fascicolo nelle mani della Procura della Repubblica di Pescara “Omicidio Neri” adesso nelle mani del pm Luca Sciarretta resta aperto contro ignoti. A nulla sono valse finora le attività investigative dei carabinieri pescaresi sotto la responsabilità del maggiore Alessandro Di Pietro. Nonostante gli indizi isolati, le prove del DNA, le testimonianze e le analisi dei tabulati telefonici/cellulari/computer niente di concreto è venuto fuori. Forse una ragazza con avrebbe avuto un rapporto sessuale il giorno prima la sua morte, non ancora identificata, potrebbe conoscere qualcosa che finora sta sfuggendo. Sua madre, Laura Lamaletto, si è trasferita in Calabria da tempo ma non passa giorno nel quale, dal suo profilo facebook, non partano inviti per ricordare la memoria del figlio e spingere la ricerca della verità per questo delitto ancora avvolto nel mistero. Il timore della comunità spoltorese è che un assassino a piede libero o piu’ killer di Nerino restino impuniti per quello che hanno fatto. E dalla giustizia ci si aspetta l’esatto contrario..

 

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