Maxi-indagine sull’Università UNIDAV. Perquisizioni in corso anche a Spoltore

Da il 20 Giugno, 2019

C’è anche la nostra Spoltore nella maxi-indagine sull’Università Telematica “Leonardo Da Vinci”. I Carabinieri e Finanzieri dei rispettivi Comandi Provinciali di Chieti, in collaborazione con i colleghi svizzeri, romeni, slovacchi e maltesi, hanno scoperto una presunta malversazione che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari personali e il sequestro preventivo di beni mobili, immobili e denaro per un valore di circa 800.000,00 euro. Perquisizioni in corso anche in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio oltre che in Abruzzo (Chieti, Pescara e, appunto, Spoltore). Le indagini riguardano 18 persone accusate a vario titolo di peculato, riciclaggio, auto-riciclaggio e abuso d’ufficio che hanno prestato la propria opera nella gestione dell’ UNIDAV con sede a Torrevecchia Teatina.

Le 5 misure cautelari e il maxi sequestro di beni per 800mila euro sono stati emessi dalla gip del tribunale di Chieti, Isabella Allieri, su richiesta della locale procura della Repubblica di Chieti. Gli investigatori avrebbero fatto luce sulla gestione dell’Università Telematica ‘Leonardo Da Vinci’, istituita dalla Fondazione ‘Gabriele D’Annunzio’ in conformità alle linee di indirizzo formulate dall’Università degli Studi ‘Gabriele D’Annunzio’ di Chieti-Pescara. L’indagine ha abbracciato il triennio 2015 – 2018, durante il quale il controllo dell’ateneo telematico è stato assunto dalla società slovacca ‘Sredo Európska Vysoká Škola’ di Skalica (S.E.V.S.), che si era aggiudicata il bando pubblico di gara emanato dalla Fondazione Università ‘Gabriele D’Annunzio’ per favorire la costituzione di un ‘partenariato istituzionale’ con soggetti esterni che si fossero resi disponibili a collaborare nell’interesse e per il rilancio dell’Ateneo telematico ‘Leonardo da Vinci’.

L’aggiudicazione è avvenuta a fronte di una offerta economica presentata per 2.650.000 euro da pagarsi in 7 rate annuali di cui le prime tre pari a 265mila euro e le restanti di 530mila euro. Regista dell’operazione sarebbe risultato un componente del consiglio di amministrazione della S.E.V.S., nonché socio della Eduworld Holding Ltd, società di diritto maltese titolare delle quote di partecipazione al capitale sociale di numerosissime aziende attive nel settore della formazione scolastica universitaria.

L’articolata attività investigativa si è caratterizzata per l’analisi di numerosissimi documenti riguardanti gli aspetti gestionali e finanziari, cui si sono aggiunti i tipici servizi di polizia giudiziaria – osservazione, pedinamenti, indagini tecniche ed ambientali che si sono anche avvalse del contributo specialistico dello Scico della Guardia di finanza (Servizio centrale investigativo criminalità organizzata). In considerazione del carattere transnazionale dei presunti illeciti, nel corso delle indagini è stata richiesta e ottenuta assistenza giudiziaria internazionale con le autorità giudiziarie e di polizia della Svizzera, della Repubblica Slovacca e di Malta, attraverso il supporto del II Reparto del comando generale della guardia di finanza, l’Ufficio criminalità organizzata del comando generale dell’Arma dei carabinieri e del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia che avrebbero consentito di documentare presunte condotte di appropriazione di denaro pubblico dell’Unidav, ad opera di consiglieri di amministrazione e dirigenti che ne avevano la disponibilità per ragioni di ufficio o servizio nonché il successivo riciclaggio e/o auto-riciclaggio.

Nello specifico, le provvidenze dell’Unidav, frutto, perlopiù, del pagamento delle rette universitarie dagli studenti iscritti all’Ateneo Telematico, sarebbero state prelevate e, quindi, distratte a favore proprio o di terzi soggetti fisici e/o giuridici mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, in assenza di valide ragioni economiche e mediante la redazione di accordi, convenzioni e progetti del tutto fittizi e mai realizzati. Sarebbero stati accertati “ripetuti casi di distrazione e di appropriazione di risorse dell’Università Telematica per le finalità più varie”, spiegano gli investigatori in un comunicato. I soggetti colpiti dalle misure cautelari avrebbero utilizzato la casse dell’Unidav come un vero e proprio bancomat, per creare nuove società (anche di diritto straniero) da immettere sul ‘mercato’ della formazione scolastica e/o universitaria, oppure per soddisfare esigenze del tutto personali o legate alla propria famiglia, quale utilizzo in aste immobiliari, cure mediche di coniugi e pagamento degli stipendi di dipendenti di proprie società.

I provvedimenti dell’autorità giudiziaria teatina riguardano 5 ordinanze di custodia cautelare di cui 3 in carcere e 2 ai domiciliari all’esito di una indagine nella quale risultano indagate a vario titolo 18 italiani, 16 residenti in Abruzzo, Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Campania e 2 stabilmente residenti in Svizzera e in Romania. Contestualmente alle misure cautelari, si sta procedendo anche al sequestro preventivo per equivalente di beni mobili, immobili e conti correnti bancari dei citati soggetti per un valore di circa 800mila euro sia in Italia che in Svizzera, in Slovacchia e Malta, nonché all’esecuzione di 22 perquisizioni.

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