Omicidio Ale Neri: movente e assassini restano un rompicapo

Da il 12 Mar, 2018

Non si può dire che i carabinieri e le altre forze dell’ordine che indagano sul delitto di Alessandro Neri stiano brancolando nel buio. Perchè degli indizi ci sono. In macchina, nel cellulare, nei cellulari intercettati dalle celle di telecomunicazione, nelle telecamere di videosorveglianza, sulla scena del crimine, nei computer sequestrati, nelle parole social e in quelle pronunciate dalle persone ascoltate dagli investigatori, nella relazione dell’anatomopatologo che ha esaminato il corpo: lo immaginiamo perchè non lo sappiamo con certezza dato che chi indaga ha la bocca (iper) cucita, che siano li’ come è ovvio in un caso di omicidio come questo. Ma questa espressione di circostanza, che si usa di solito nei romanzi gialli o nella cronaca nera, sembra calzare perfettamente nel mistero dell’omicidio del ventottenne di Spoltore, incensurato e molto conosciuto in città. Alessandro detto ‘Nerino’ per il cognome e per l’aspetto fisico viveva con la famiglia, altrettanto nota, il via Londra a Villa Raspa.  Frequentava la Curva Nord che gli ha dedicato uno striscione, come molti giovani tifosi del Pescara Calcio. Il nonno  Gaetano Lamaletto rientrato in Italia dal Venezuela molti anni fa aveva fatto fortuna investendo nelle costruzioni, il padre Paolo è un orafo riconosciuto a Firenze. Si occupava dell’azienda vitinicola ‘Il Feuduccio’ di Orsogna, altra passione ereditata dalla famiglia. Mentre il fratello Paolo Jr vive e lavora a Dublino con la fidanzata, la sorella è universitaria a Bologna. Insomma, una storia personale normalissima che non ispira il pensiero a dietrologie o ipotesi particolari che noi di SpoltoreNotizie.it non ci azzardiamo nemmeno a considerare: non è questo il nostro mestiere, non abbiamo rispetto per il fantagiornalismo. Gli interrogativi e le domande, invece, restano. Perchè? Chi si nasconde dietro questo delitto efferato? Quale movente ha armato la mano di uno o più killer per vendicare non si sa quale affronto o torto? E’ stato lui a lasciare la Cinquecento in via Mazzini per poi andar via con una o altra persona a bordo di un’altra vettura? Come sappiamo la pistola non è stata trovata e nemmeno la pallottola, finita chissà dove nelle acque del torrente di Fosso Vallelunga, vicino al cimitero di San Silvestro. Alessandro era scomparso da casa lunedì 5 marzo ed è stato ritrovato dal fiuto eccezionale dei cani molecolari spoltoresi giovedì 8 marzo. Era purtroppo senza il bene più prezioso: la vita. Seduto, con le gambe in acqua e il busto adagiato sugli arbusti della sponda del torrente. Vestito e con il cappuccio della felpa sulla testa. La mamma Laura disperata (come lo sarebbe qualunque mamma del mondo o qualunque persona umana e senza il cuore di pietra) tenta di affogare questo dolore insopprimibile affidandosi alla platea di Facebook. Nell’ultimo straziante post c’è il pensiero di una madre che spiega il nome donato ad un figlio che non c’è più: ALESSANDRO Protector de los hombres (pero también “hombre salvo”, “quien salva”)! E mentre le persone preposte dal nostro patto sociale si dedicano alla ricerca della verità e mentre si aspetta l’arrivo implacabile della giustizia, tutta la nostra Spoltore e tutta la comunità venezuelana si preparano all’ultimo saluto di questa giovane anima strappata alla vita troppo presto e in modo insopportabile.

 

In foto la casa dove viveva Alessandro con la famiglia

M.Manzo

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