Omicidio Neri. Lo zio Camillo interrogato nel pomeriggio in Procura

Da il 23 aprile, 2018

Verrà ascoltato questo pomeriggio, in Procura a PescaraCamillo Lamaletto, zio di Alessandro Neri. Gli inquirenti, che sono impegnati nella ricerca del responsabile e del movente che ha armato l’assassino o gli assassini del 28enne di Villa Raspa di Spoltore, desiderano chiudere il cerchio intorno all’ipotesi investigativa che porta alla faida famigliare. Sabato scorso era toccato al figlio Gaetano Jr. rispondere alle domande del pubblico ministero Valentina D’Agostino che sta cercando di fare luce, insieme ai carabinieri del Comando Provinciale di Pescara diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro, in questa torbida e irrisolta vicenda. Era stata la madre della vittima, Laura Lamaletto, a raccontare di un possibile movente economico legato alla gestione dell’azienda vitivinicola ‘Il Feuduccio” di Orsogna, fondata dal padre, l’imprenditore Italo-venezuelano Gaetano Lamaletto, attualmente gestita dal fratello e dal nipote, e dalla quale era stata estromessa. Il fatto, poi, che l’automobile di Alessandro, la famosa Fiat 500, fosse stata parcheggiata in via Mazzini, vicino all’appartamento in uso ai Lamaletto, che i due fossero all’estero avevano spinto gli investigatori ad approfondire questa pista. Ma nulla finora è emerso. Nessun tipo di riscontro investigativo dal sequestro dell’immobile di via Regina Margherita alle due automobili in uso al cugino di Alessandro. Stando a quanto trapelato nelle ultime settimane, gli inquirenti sono concentrati sui alcuni rapporti che ‘Nerino’, questo il soprannome col quale era conosciuto il ragazzo, aveva con altre persone e delle quali pochissimi erano a conoscenza. Anche nella trasmissione “Quarto Grado” un amico ha parlato di un “insospettabile” del quale Alessandro evidentemente si fidava e che gli avrebbe presentato delle persone di “fuori Pescara” che lo avrebbero fatto salire in macchina e condotto nel luogo dove poi avrebbe incontrato la morte. Ovviamente, anche questa ricostruzione è solamente una ipotesi. Resta solo la certezza di un’esecuzione, perchè le modalità dell’omicidio Neri non lasciano spazio ai dubbi: due colpi di pistola, uno al torace e l’altro letale alla testa del giovane spoltorese. Evidentemente Alessandro si era rifiutato di dare al suo aguzzino o ai suoi killer quello che lui o loro gli chiedevano. Soldi? Impossibile dirlo. Il fascicolo per omicidio volontario, aperto all’indomani della scoperta del suo cadavere nel Fosso Vallelunga, resta aperto contro ignoti. A  50 giorni dalla sua morte la giustizia fatica a trovare la verità, quella che continueremo a chiedere a gran voce.

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