Testimonianza choc a La Vita in Diretta: “Conosco l’assassino di Ale Neri”

Da il 17 maggio, 2018

Sono passati circa 70 giorni ma il cerchio sembra chiudersi intorno all’assassino di Alessandro Neri, il giovane di Villa Raspa ucciso con due colpi di pistola il 5 marzo 2018. Un “caso” che continua a catturare l’attenzione dei giornali e delle televisioni ed è proprio dai media nazionali che giungono a noi informazioni importantissime. Ieri a ‘La Vita in Diretta’, programma su RaiUno con la criminologa Roberta Bruzzone e l’avvocato Piergiorgio Summa, è arrivata la testimonianza shoccante di una amica di ‘Nerino’ che sostiene di conoscere addirittura l’identità dell’assassino. Secondo la donna, che non si mostra in volto per ragioni di sicurezza, questa persona era addirittura presente nella chiesa San Camillo De Lellis il giorno del funerale di Alessandro, lo scorso 17 marzo.

“Alessandro Neri – racconta la donna all’inviato giornalista – era un bravissimo ragazzo. Non ha fatto altro che aiutare tutti. Alessandro Neri è stato ammazzato per sbaglio perche’ era troppo buono. Lui ha aiutato una ragazza che si era da poco partorita. Lui andava li’ e gli portava pannoloni, spesa, di tutto. Qualsiasi cosa serviva Alessandro correva dappertutto. Per gli amici lui era tutto. Alessandro è stato ammazzato per sbaglio. Alessandro è stato ammazzato perche’ era troppo buono. Alessandro non beveva, Alessandro non si drogava. Alessandro se è salito su quella macchina perchè c’era un amico con cui c’aveva mangiato prima, insieme, giorni prima”. Mentre a proposito del lavoro che svolgeva: “Era un lavoro lecito, la Finanza lo sapeva. Lui andava all’asta comprava la roba e la rivendeva legalmente. Lui non ha fatto niente di illecito. Lui lo faceva per aiutare la mamma che era stata estromessa dalla ditta dei vini. Poverino come faceva. Alessandro non ha fatto nulla di illegale”.

Nella trasmissione di Marco Liorni si parla dello stato delle indagini condotte dal maggiore Massimiliano Di Pietro che ha già ascoltato la donna. In particolare: delle chiavi ritrovate vicino al cadavere; delle telecamere di videosorveglianza che non hanno ripreso nulla; della traccia biologica isolata da un guanto in lattice sottoposto all’esame del DNA e che sarà comparato con quello di trenta persone, amici e persone con cui Alessandro faceva affari; dei reperti trovati nella Opel Meriva, quella rottamata il giorno successivo al ritrovamento del suo corpo; di un misterioso pacchetto, portato via poco prima di essere ucciso dall’abitazione di via Londra, che pero’ non era ne’ nell’automobile Fiat 500 parcheggiata in via Mazzini ne’ sul luogo del ritrovamento del cadavere sul Fosso Vallelunga. Cosa c’era dentro? Anche la madre Laura Lamaletto ha confermato questo particolare agli investigatori che stanno cercando di capire cosa Alessandro avesse messo in quel pacchetto. In settimana sono attesi gli esiti degli esami del RIS di Roma e, forse, si saprà di più su questo delitto ancora irrisolto. L’assassino è sconosciuto, il movente idem ma qualcosa ci dice che ci stiamo avvicinando alla verità. TIC TOC … TIC TOC … T I C … T O C!

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