Al PaIa D’Amario i Testimoni di Geova ricordano l’Ultima Cena

Da il 31 marzo, 2018

Tra i sessantasei libri che compongono la Bibbia, il testo ritenuto sacro dagli ebrei e dai cristiani, quattro, chiamati i Vangeli, raccontano parte della vita di Gesù e del suo ministero terreno. La storia evangelica narra che il giorno prima della sua morte, Gesu, riuniti in una cena i suoi discepoli più cari, gli apostoli, raccomanda loro di commemorare quel convivio in memoria di Lui. Ed è per questo motivo che anche i Cristiani Testimoni di Geova di Spoltore, come ogni anno, ricordano l’ultima cena e la morte di Gesù. L’invito a partecipare all’evento è rivolto a tutti. Si terrà oggi, sabato 31 marzo 2018, in prima serata alle ore 19,00 e si ripeterà alle ore 20, 45, all’interno del Pala D’Amario scuola media D.Alighieri in Via Montesecco. Per questa confessione cristiana è l’avvenimento più sentito ed importante dell’anno in quanto onora il ‘riscatto dal male’ che il ‘figlio dell’uomo’ pagò a favore del futuro per molti.

Dal recinto che delimita la nostra laicità editoriale ci siamo posti delle domande alle quali abbiamo provato a rispondere con degli approfondimenti, cercando nel web da documenti attendibili.

Perché quest’anno l’ultima cena viene commemorata il 31 marzo?

Bisogna considerare che l’originale ‘cenacolo’, di cui abbiamo parlato, avvenne, secondo le fonti bibliche, a Gerusalemme, al tramonto del giorno che precedeva e preparava l’inizio dei festeggiamenti della pasqua di liberazione del popolo israelita dalla schiavitù in Egitto; secondo il calendario ebraico la sera del 14esimo giorno del mese di Nisan. Questa data corrisponderebbe al primo plenilunio successivo l’equinozio di primavera. E oggi c’è la luna piena.

E chi è Geova?

Dalla nostra ricerca apprendiamo cheil tetragramma biblico, YHWH, è la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio. A confermare la proprietà di questo Nome è anche una strana censura imposta dalla chiesa cattolica, quella che si riconosce nel primato di autorità al Papa per intenderci, la quale scrive in una “lettera alle conferenze episcopali sul ‘Nome di Dio'”, per via della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 29 giugno 2008: “Nelle celebrazioni liturgiche, nei canti e nelle preghiere, il nome di Dio nella forma del tetragramma YHWH non deve essere né usato né pronunciato”. Un diniego molto chiaro all’utilizzo del nome divino che, oltretutto, è presente circa 7000 volte all’interno dei testi biblici più antichi. Scopriamo della mancanza dell’uso delle vocali nella lingua ebraica del tempo e quindi della possibile traslitterazione del tetragramma in lingua moderna in Yahweh , o l’italiana forma ‘Geova’ molto accreditata. Va precisato che nelle traduzioni bibliche riconosciute dalle conferenze episcopali, in funzione di quanto già enunciato, viene ordinato quanto segue: “Per la traduzione dei testi biblici in lingua moderna, destinata all’uso liturgico della Chiesa, dev’essere seguito quanto già prescritto nel n. 41 della Istruzione ‘Liturgiam authenticam’, cioè che il tetragramma divino venga reso col suo equivalente Adonai”, che tradotto significa Signore. In pratica, il nome di Dio nelle bibbie ecclesiastiche viene sostituito con la parola Signore. Questa interpretazione particolare, per alcuni, è correlata a credenze ebraiche e superstizioni, e potrebbe tendere a nascondere la verità sul nome di Dio fatto conoscere agli “uomini”, probabilmente non per essere ignorato. Tant’è che i fedeli trovano conforto nell’unica preghiera che Gesù ha voluto tramandare e che ricorda di ‘santificare il suo nome’. Comunque, una letteratura molto ampia interessa la ricerca della verità sul nome del Dio su cui fondarono le radici spirituali i patriarchi biblici e del quale il famosissimo messia giudeo si fece portavoce. Forse, nelle parole di una lettera indirizzata alle prime comunità cristiane a Roma, scritta da Paolo di Tarso durante il suo noto cammino, una massima che per i religiosi fedeli potrebbe essere un serio segnale a riguardo del tema che abbiamo affrontato e che, per dovere di cronaca, riportiamo integralmente: “Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato (Ro10:13)”.

 


Simone Ciuffi

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One Comment

  1. Nobili Maurizio

    31 marzo 2018 at 14:30

    Articolo illuminante e circostanziato che documenta l’origine dei fatti, che troppo spesso, tendiamo a considerare come veri solo perché non abbiamo ne la voglia ne l’interesse di approfondire.

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