Erasmo, l’ultimo ramaio spoltorese, “non è profeta in patria”

Da il 4 Giu, 2018

Una uomo robusto, forte, che in tanti abbiamo l’onore di ricordare con malinconica ammirazione. Erasmo Appignani, è stato un artigiano spoltorese doc, e ci manca da circa un decennio. Nella sua vita, si racconta ancora, rimasto sempre fedele alle sue imprescindibili origini che difendeva con tenacia. È stato l’ultimo ramaio di Spoltore, professionista di un arte oltre che di un mestiere, un personaggio che ha certamente contribuito a tracciare in maniera indelebile la storia recente della nostra comunità, ma che sembra non meritare particolari spazi nella “memoria” tra la sua gente. A ricordarci e sottolineare come stanno attualmente le cose, un post scritto qualche giorno fa sul personale profilo facebook del figlio Achille nel quale, in merito all’argomento, viene fatto riferimento all’esistenza di una anomala differenza ‘culturale’ tra il nostro paese ed altre realtà territoriali abruzzesi. “Quest”uomo ultimo ramaio di Spoltore ha memorie in vari centri culturali abruzzesi non è profeta in patria il Comune di Spoltore ha acquistato le mura della sua bottega non di proprietà dell’ artista ed ha avuto gli strumenti antichi gratuitamente ormai da un decennio imprigionati al buio completo. Spoltore città d”arte e cultura chiamata ingenuamente da qualcuno esiste una via denominata via dei Calderai. Complimenti a chi governa”. Abbiamo riportato alla lettera il testo reso pubblico sul social e dal quale si evince una volontà politica del passato tesa a valorizzare quello che, ad uso pubblico, potrebbe essere un luogo di riferimento socio culturale, dai possibili riconoscimenti nel patrimonio identitario della collettività spoltorese. Infatti, a seguito della morte di Erasmo Appignani, l’amministrazione comunale d’allora sembrava essere intenzionata ad iniziare un percorso verso una sorta di museo/laboratorio volto a preservare e tramandare le antiche tecniche utilizzate dal nostro concittadino artista per la realizzazione di attrezzi in rame ad uso domestico, tipici e preziosi e preziosi suppellettili appartenenti a vissuti di realtà rurali come quella da cui proveniamo e che gelosamente dovremmo custodire non solo nei ricordi. Ad oggi, lo stabile di Via Dietro Le Mura, nel centro storico di Spoltore, dove l’ultimo ramaio passava la vita a forgiare, è chiuso. Tutti gli attrezzi e gli strumenti rimasti sono stati gentilmente messi a disposizione dalla famiglia Appignani attraverso una donazione pubblica. Sarebbe opportuno che chi di dovere agisse nell’immediato, sperando di avere possibilità di recuperare il tempo perso inutilmente e restituire agli spoltoresi la possibilità di ammirare il proprio patrimonio. Magari un piccolo museo dei mestieri e delle eccellenze antiche potrebbe risultare anche attrattivo per quei turisti da tempo attesi sul nostro territorio.

Simone Ciuffi

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