Gli spoltoresi che chiamano i propri figli come Panfilo, l’amico di “tutti”

GLI  SPOLTORESI  CHE CHIAMANO I PROPRI FIGLI PANFILO GLI AUGURANO DI ESSERE “AMICI DI TUTTI”.
I latini dicevano “nomen omen” che vuol dire  che nel nome c’è un presagio, un augurio. Sarà per questo che la scelta del nome che poi i nascituri porteranno per il resto della loro vita, è impegnativa, tanto che per genitori e parenti ed è spesso causa di feroci contrasti. Nel passato, anche per evitare complicazioni, il neonato spesso veniva battezzato col nome del santo patrono. Questa tradizione, pur essendo in parte abbandonata, permane ancora anche in Abruzzo. Il brutto è che molto spesso questi nomi sono strani di incerta etimologia e perfino brutti. Però hanno un vantaggio: quando incontri qualcuno con nomi poco noti e bizzarri, hai subito un’informazione perché colleghi la persona incontrata al paese di nascita o di origine. Quindi se incontri qualcuno che si chiama Cetteo pensi che sia pescarese, se si chiama Giustino lo colleghi a Chieti, se si chiama Zopito o Eustachio non hai dubbi perché Zopito è il Santo patrono di Loreto mentre Eustachio è tipico di Tocco da Casauria. Più complicato è associare il nome ad una località se la persona si chiama Panfilo in quanto San Panfilo è il patrono non solo di Spoltore, ma anche di Sulmona e Scerni in provincia di Chieti. Però, come augurio Panfilo non è niente male in quanto al neonato si augura  di essere amico di tutti. Infatti Panfilo, dal greco Pamphilos, è composto dai termini Pan “tutto” e philos “amico”: dunque  “amico di tutti”. Sarà per questo che gli spoltoresi doc sono così amichevoli verso i forestieri e verso tutti  quelli che sono venuti ad insediarsi recentemente a Villa Raspa o a Santa Teresa. L’amicizia ce l’hanno nel DNA del nome.
spoltore 5
SN

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