«Alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa dall’onorevole D’Alfonso, ribadisco fermamente la contrarietà a questo modello, in favore della nascita di una Città Metropolitana». Così il presidente del Consiglio comunale di Spoltore, Lucio Matricciani, interviene di nuovo nel dibattito sulla fusione che darà vita alla “Nuova Pescara”, fissata per il 1° gennaio 2027, replicando alle recenti uscite del deputato abruzzese Luciano D’Alfonso, fautore di una fase “ri-costruttiva” del processo. Matricciani torna a elencare le motivazioni che, a suo avviso, rendono inevitabile un rinvio: «Le ho più volte evidenziate e chiarite – afferma – e si fondano su elementi più che solidi, direi quasi granitici». Secondo il presidente del Consiglio spoltorese, le difficoltà sono «oggettive, insormontabili nella prospettiva del 1° gennaio 2027» e derivano dall’«assenza strutturale di un progetto fondante e complessivo della nuova città». Gli uffici, i dirigenti e i funzionari – sottolinea – «non si sono limitati a stampare nuova carta intestata e a verificare l’unificazione delle stanze», ma stanno lavorando «faticosamente su basi inesistenti», cercando di dare ordine a una normativa che «nel tempo ha dimostrato pesanti lacune». A pesare, aggiunge Matricciani, è anche la «totale assenza di una cabina di regia regionale» che avrebbe dovuto supportare il processo sin dall’inizio. Il riferimento di D’Alfonso alle cosiddette “buone prassi”, da elaborare in un tavolo di lavoro con “professionisti della progettualità amministrativa”, suona per Matricciani come una «sorta di arrampicata sugli specchi estremamente tardiva e paradossale», considerata la scadenza ormai imminente della nascita della nuova città. «L’onestà intellettuale e politica di tutti gli amministratori coinvolti – locali, regionali e nazionali – deve portare a riconoscere l’inadeguatezza dell’attuale impianto normativo e le criticità legate all’assenza di un progetto iniziale», scrive ancora Matricciani, ricordando che già nel 2014, dopo il referendum, avrebbe dovuto esserci un coinvolgimento di «professionisti, amministratori, esperti» per valutare davvero fattibilità e convenienza di una fusione così complessa. Secondo il presidente del Consiglio di Spoltore, pensare di arrivare alla fusione tra soli quattro mesi appare «una scelta da scongiurare, a salvaguardia della continuità dei servizi e dell’operatività della struttura amministrativa». Matricciani lancia un monito all’opinione pubblica: «Qualora non si addivenisse ad alcun rinvio, i servizi sarebbero immediatamente paralizzati», per l’assenza di una struttura organizzativa e di una nuova distribuzione di funzioni e competenze, «ad oggi irrealizzabile». A mancare, sottolinea, è anche un intervento normativo regionale su temi cruciali come la gestione dei servizi sociali, «del tutto assente». Da qui l’invito finale: «Tutta la politica eviti proclami e facili considerazioni basate su assunti teorici ma lontani dalla concretezza amministrativa e metta al primo posto la tutela dei cittadini e la garanzia dei servizi, soprattutto quelli di carattere essenziale».
Il contesto: pressioni dei comitati pro-fusione e tempistiche regionali
La presa di posizione di Matricciani si inserisce in una fase di forte tensione sul dossier Nuova Pescara. Nelle ultime settimane i comitati per la fusione di Montesilvano e Spoltore hanno scritto al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, chiedendo che «si applichi la legge» e non ci siano ulteriori rinvii.
Parallelamente, il sindaco di Pescara, Carlo Masci, ha ribadito più volte che la fusione «si farà», pur lasciando intravedere margini di flessibilità sulle tempistiche. In questo quadro, la richiesta di Matricciani di un rinvio e la sua preferenza per un modello di Città Metropolitana rappresentano una delle voci più nette tra quelle contrarie all’attuale percorso.